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Archive for the ‘poesia’ Category



Mi dici sia fredda la notte di Luglio
mentre ribolli di angosce sul catafalco
e chiami dietro ai cipressi
l’amore tra gli spazi -stretti- delle sue piaghe.
Scuoti la testa e io lo sento nelle pause
dei tuoi assensi
quando l’ingiustizia senile ti disarma
e più gonfia le vene ai giorni a venire,
più macchia le tue carezze,
allontana il ceruleo affetto dal tuo sguardo.
Non ci sono ancora molti modi di mentire
sul comune baro della lontananza, Madre,
nè sappiamo cosa augurarci ormai che non
spacchi le pietre del reciproco bisogno
e non possiamo concederci.

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Cariatide -Materi i rebenka-

 

 

La compostezza delle vesti,
la stanca cerulea delle acque,
la fede che malmena le grinze,
magie dismesse, sigillate,
come un idioma eonico 
piro sacrifico nella sala
della gravitazione, eterna,
che la sola per_sempre_vita eguaglia.
Fa del sudario ancora un panno per
l'aedo imbolsito dalle malincronache*,
al pianto dei ciliegi chiede: <<Meraviglie
nuove!>>  Per l'ultimo cammino-singulto 
del tripetaluto mancato 
irretisce le brezze, col fare
                        niveo
delle sue arti di guatta e mandragore,
nei matrimoni dei frutti 
stufati gentili di legno giusto e chiare
e quando il proscenio è buio d'occhi
si lascia a due debolezze di numero
per la Terra  -Madre!-  da cui si plasmò  -Madre...-

Madre, le federe fredde di sapone,
ch'è poi l'odore mortale del tuo amore,
dimenticano la sospesa veglia 
che ti concedi 
ora che il seno più non travalica
e in una torba di silenzio umano e scuri
dorme il capotavola.

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xxv



Partorisce secchezza 

la nuvola disattenta 

che disperde notti e giorni 

su tetti e finestre 

e qualche occhio vuoto. 

Non fa più rumore del gesso 

che sporca gli ultimi pini 

né si piega alle falangi 

armate 

del poeta moribondo.

12/08

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Affatica tenere in equilibrio due pali marci
sul cigolìo schernente dell'abitudine
quando fa troppo rumore anche dormire 
e lupi rabbiosi in branco sul viale
sfondano il muro invisibile dell'inverno
__________________________________debole
di questo emisfero.
E' oggi un voltastomachevole* groviglio
di gelatinose parole tintinnanti dalle luci
____________________________________querule 
dell'ennesima data ammansente:
l'amore caldo a sorsi sulle sedie da giardino
l'aura fedifraga alle mani in attesa
e i più biechi
cuori lontani
specchi degli occhi
persempretuo*...
E' oggi la condensa bastarda delle mancanze seriali
le stelle guardiane sull'olezzo del porto
i fiori alla puttana, i baci al morto
e l'altalena della menzogna che non necessita di maschere.

Oggi è poesia  il bacio amaro della noia

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Come una valigia che non riusciresti a chiudere
è il cielo buffo dell'inverno certe mattine
_______________________________come questa.
Oppure come la stanza spoglia dalle trame...
Oppure cinquantadue bianchi e nessuna alterazione,
tutte le scacchiere senza regine, senza dame
una succosa mela: e niente fame...
E' che ti cerco e a volte ti trovo nelle patatine
"[...]erano scadute, le ho magiate, eran buone"
Ah poi c'era l'ovetto, il valigino e il mini-panettone...

Ronza a mezz'aria l'evanescente sensazione
che ti perderei anche spalancassi più di dieci balene
così finisce in mancato sbuffo e in lucida realizzazione.

Verticali, orizzontali e muta: definizione.

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Delle tue grafate all'ingresso dei miei sconosciuti sapere
tutte assieme ancora ti reclamano -Dov'è madre generosa?-
e scienza vuole che le smorfie restino prive di virgole
e salgan dritte al punto...
So io adesso, come tu prima di me, che cuore serve 
per sopportare l'onta dell'abbandono 
che se copri con due stracci salpa prima alle colonne d'Ercole
e prima ai rei fantasmi* a raccontare di quel viaggio...
L'inverno non è candido di compagnia qui coi fatui
e tutti i saluti che di te conoscevo hanno ora un taglio squadrato
senza più la gentilezza ad attendere di sotto un cavaliere senz'andatura.

E' ora la morte d'ogni tempo e la resa incondizionata all'esistenza
che si sopporta meglio, tu lo sapevi, senza pretese.

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Il mestolo oscilla l’impietanza

 
 
…allora
se asciugassi i patemi
stracotti nella vinaccia
_________della quiete
e spianassi
quei cinquanta scaloni
che ti danno un nome alto
ritroverei il giro perfetto
che conduce ai baci
non goffi,non rossi
tre volte o sei di manine
a due denti?

E invece
parsimonioso di passi
ora più avventurieri
dosi qualche genuflessione
____________chissà
nei racconti sgranuli
dei gomiti più larghi a tavola
quando il ciglio porgi e
non ci sono.

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