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Archive for the ‘poetry maybe’ Category

 

Dacché sublimaste
-in giusta misura s’intende-
m’accade sovente
una giusta malinconia
___________di tutto.
Semplicemente.

Ciò nondimeno vorrei
-e così d’esser prono
a più infelici battaglie
mi scopro- mai rifare
la vecchia  mulattiera
degli errori  che mi son
già sudato -e qui diceva
bene il vecchio  Sergiu-
__ematico-mente*
per un onesto numero
di cicatrici equinoziali.

– – – – – – – – – – – – – – – – – –

Piuttosto
-e mio malgrado-
fomento l’astenia, che
ammalare  fa d’uopo,
di stanare gli afflati
_________cardiaci
dietro ogni steccaia
cui vanamente  si tenta
talvolta il  raggiro  con
delle fiacche maschere
_________di speziale
tanto, è fine premura
dell’esperienza, rendere
noto a ognuno, e a me,
che di qualcosa in vita
bisognerà pur morire.

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Mi dici sia fredda la notte di Luglio
mentre ribolli di angosce sul catafalco
e chiami dietro ai cipressi
l’amore tra gli spazi -stretti- delle sue piaghe.
Scuoti la testa e io lo sento nelle pause
dei tuoi assensi
quando l’ingiustizia senile ti disarma
e più gonfia le vene ai giorni a venire,
più macchia le tue carezze,
allontana il ceruleo affetto dal tuo sguardo.
Non ci sono ancora molti modi di mentire
sul comune baro della lontananza, Madre,
nè sappiamo cosa augurarci ormai che non
spacchi le pietre del reciproco bisogno
e non possiamo concederci.

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Cariatide -Materi i rebenka-

 

 

La compostezza delle vesti,
la stanca cerulea delle acque,
la fede che malmena le grinze,
magie dismesse, sigillate,
come un idioma eonico 
piro sacrifico nella sala
della gravitazione, eterna,
che la sola per_sempre_vita eguaglia.
Fa del sudario ancora un panno per
l'aedo imbolsito dalle malincronache*,
al pianto dei ciliegi chiede: <<Meraviglie
nuove!>>  Per l'ultimo cammino-singulto 
del tripetaluto mancato 
irretisce le brezze, col fare
                        niveo
delle sue arti di guatta e mandragore,
nei matrimoni dei frutti 
stufati gentili di legno giusto e chiare
e quando il proscenio è buio d'occhi
si lascia a due debolezze di numero
per la Terra  -Madre!-  da cui si plasmò  -Madre...-

Madre, le federe fredde di sapone,
ch'è poi l'odore mortale del tuo amore,
dimenticano la sospesa veglia 
che ti concedi 
ora che il seno più non travalica
e in una torba di silenzio umano e scuri
dorme il capotavola.

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"...allora 
sosto a immaginarti
le sottigliezze 
tener fermo un mostro
senza voce 
che prega 
a candele spente
che la smetta di pagliacciare 
e regali
le mani, 
costrette così a ritornare.
Ancora.

Il nord magnetico
a cui piego le mie buffe righe
lo conoscono i fiumi
in cui hai dormito
e raccontano
meraviglie piccolissime
di biancori esondati
e autunni indossati
certe violette per i maghi
e mulini abbattuti con degli aghi.
Com’è breve il viale
che ti porta incontro
-qui si ama da piangere-
-e il falò del bivacco
che sai accendere-
-ti sogno sempre e di rado dormo:
<<Io coi silenzi del buio ti contorno
poi tu volteggi un sorriso, fai giorno,
Medusa di crini e smeraldi
non vomito dolcezze chè son uomo
ma vedrai ti porterò alle aurore
in segreto, non sveglieremo le ore…>>

 
E invece...
Come tutti quei nomi
cui nessuno mai risponde,
parato dietro un cielo
 plumbeo
di sonnolenza
con la colpa a dare le spalle,
svestivo i panni di Piramo
e nel giorno più corto
perdevo l'ultimo treno della notte."

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xxv



Partorisce secchezza 

la nuvola disattenta 

che disperde notti e giorni 

su tetti e finestre 

e qualche occhio vuoto. 

Non fa più rumore del gesso 

che sporca gli ultimi pini 

né si piega alle falangi 

armate 

del poeta moribondo.

12/08

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Affatica tenere in equilibrio due pali marci
sul cigolìo schernente dell'abitudine
quando fa troppo rumore anche dormire 
e lupi rabbiosi in branco sul viale
sfondano il muro invisibile dell'inverno
__________________________________debole
di questo emisfero.
E' oggi un voltastomachevole* groviglio
di gelatinose parole tintinnanti dalle luci
____________________________________querule 
dell'ennesima data ammansente:
l'amore caldo a sorsi sulle sedie da giardino
l'aura fedifraga alle mani in attesa
e i più biechi
cuori lontani
specchi degli occhi
persempretuo*...
E' oggi la condensa bastarda delle mancanze seriali
le stelle guardiane sull'olezzo del porto
i fiori alla puttana, i baci al morto
e l'altalena della menzogna che non necessita di maschere.

Oggi è poesia  il bacio amaro della noia

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Come una valigia che non riusciresti a chiudere
è il cielo buffo dell'inverno certe mattine
_______________________________come questa.
Oppure come la stanza spoglia dalle trame...
Oppure cinquantadue bianchi e nessuna alterazione,
tutte le scacchiere senza regine, senza dame
una succosa mela: e niente fame...
E' che ti cerco e a volte ti trovo nelle patatine
"[...]erano scadute, le ho magiate, eran buone"
Ah poi c'era l'ovetto, il valigino e il mini-panettone...

Ronza a mezz'aria l'evanescente sensazione
che ti perderei anche spalancassi più di dieci balene
così finisce in mancato sbuffo e in lucida realizzazione.

Verticali, orizzontali e muta: definizione.

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