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"...allora 
sosto a immaginarti
le sottigliezze 
tener fermo un mostro
senza voce 
che prega 
a candele spente
che la smetta di pagliacciare 
e regali
le mani, 
costrette così a ritornare.
Ancora.

Il nord magnetico
a cui piego le mie buffe righe
lo conoscono i fiumi
in cui hai dormito
e raccontano
meraviglie piccolissime
di biancori esondati
e autunni indossati
certe violette per i maghi
e mulini abbattuti con degli aghi.
Com’è breve il viale
che ti porta incontro
-qui si ama da piangere-
-e il falò del bivacco
che sai accendere-
-ti sogno sempre e di rado dormo:
<<Io coi silenzi del buio ti contorno
poi tu volteggi un sorriso, fai giorno,
Medusa di crini e smeraldi
non vomito dolcezze chè son uomo
ma vedrai ti porterò alle aurore
in segreto, non sveglieremo le ore…>>

 
E invece...
Come tutti quei nomi
cui nessuno mai risponde,
parato dietro un cielo
 plumbeo
di sonnolenza
con la colpa a dare le spalle,
svestivo i panni di Piramo
e nel giorno più corto
perdevo l'ultimo treno della notte."

xxv



Partorisce secchezza 

la nuvola disattenta 

che disperde notti e giorni 

su tetti e finestre 

e qualche occhio vuoto. 

Non fa più rumore del gesso 

che sporca gli ultimi pini 

né si piega alle falangi 

armate 

del poeta moribondo.

12/08

 

Affatica tenere in equilibrio due pali marci
sul cigolìo schernente dell'abitudine
quando fa troppo rumore anche dormire 
e lupi rabbiosi in branco sul viale
sfondano il muro invisibile dell'inverno
__________________________________debole
di questo emisfero.
E' oggi un voltastomachevole* groviglio
di gelatinose parole tintinnanti dalle luci
____________________________________querule 
dell'ennesima data ammansente:
l'amore caldo a sorsi sulle sedie da giardino
l'aura fedifraga alle mani in attesa
e i più biechi
cuori lontani
specchi degli occhi
persempretuo*...
E' oggi la condensa bastarda delle mancanze seriali
le stelle guardiane sull'olezzo del porto
i fiori alla puttana, i baci al morto
e l'altalena della menzogna che non necessita di maschere.

Oggi è poesia  il bacio amaro della noia


Come una valigia che non riusciresti a chiudere
è il cielo buffo dell'inverno certe mattine
_______________________________come questa.
Oppure come la stanza spoglia dalle trame...
Oppure cinquantadue bianchi e nessuna alterazione,
tutte le scacchiere senza regine, senza dame
una succosa mela: e niente fame...
E' che ti cerco e a volte ti trovo nelle patatine
"[...]erano scadute, le ho magiate, eran buone"
Ah poi c'era l'ovetto, il valigino e il mini-panettone...

Ronza a mezz'aria l'evanescente sensazione
che ti perderei anche spalancassi più di dieci balene
così finisce in mancato sbuffo e in lucida realizzazione.

Verticali, orizzontali e muta: definizione.

Dichiarato il decesso del Greco e del Latino si puntano le bocche di fuoco sul prossimo facile bersaglio: l’Italiano è una lingua-zombie.

Ogni vecchio compleanno

 

Delle tue grafate all'ingresso dei miei sconosciuti sapere
tutte assieme ancora ti reclamano -Dov'è madre generosa?-
e scienza vuole che le smorfie restino prive di virgole
e salgan dritte al punto...
So io adesso, come tu prima di me, che cuore serve 
per sopportare l'onta dell'abbandono 
che se copri con due stracci salpa prima alle colonne d'Ercole
e prima ai rei fantasmi* a raccontare di quel viaggio...
L'inverno non è candido di compagnia qui coi fatui
e tutti i saluti che di te conoscevo hanno ora un taglio squadrato
senza più la gentilezza ad attendere di sotto un cavaliere senz'andatura.

E' ora la morte d'ogni tempo e la resa incondizionata all'esistenza
che si sopporta meglio, tu lo sapevi, senza pretese.