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Dacché sublimaste
-in giusta misura s’intende-
m’accade sovente
una giusta malinconia
___________di tutto.
Semplicemente.

Ciò nondimeno vorrei
-e così d’esser prono
a più infelici battaglie
mi scopro- mai rifare
la vecchia  mulattiera
degli errori  che mi son
già sudato -e qui diceva
bene il vecchio  Sergiu-
__ematico-mente*
per un onesto numero
di cicatrici equinoziali.

– – – – – – – – – – – – – – – – – –

Piuttosto
-e mio malgrado-
fomento l’astenia, che
ammalare  fa d’uopo,
di stanare gli afflati
_________cardiaci
dietro ogni steccaia
cui vanamente  si tenta
talvolta il  raggiro  con
delle fiacche maschere
_________di speziale
tanto, è fine premura
dell’esperienza, rendere
noto a ognuno, e a me,
che di qualcosa in vita
bisognerà pur morire.

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Mi dici sia fredda la notte di Luglio
mentre ribolli di angosce sul catafalco
e chiami dietro ai cipressi
l’amore tra gli spazi -stretti- delle sue piaghe.
Scuoti la testa e io lo sento nelle pause
dei tuoi assensi
quando l’ingiustizia senile ti disarma
e più gonfia le vene ai giorni a venire,
più macchia le tue carezze,
allontana il ceruleo affetto dal tuo sguardo.
Non ci sono ancora molti modi di mentire
sul comune baro della lontananza, Madre,
nè sappiamo cosa augurarci ormai che non
spacchi le pietre del reciproco bisogno
e non possiamo concederci.

Appunti al bu-io


Se,
sostituissi all’acqua
uno qualunque dei veleni da banco
mi maledirebbe il fegato,
costringerei i reni agli straordinari
e dovrei poi sorbire
il ricircolo vizioso
delle tossine con le tue fattezze
caravellare endovenoso
fino ad apparirmi penoso fiatare
nudo come… Il giullare
ridicolo due volte
misero quadruplicato
e come lignina tornare in salute.
L’appunto con disappunto
che se non ti parlo ti annego.
____

 

Non so, se amo oppure odio
questo fare e non fare,
aspettare e recalcitrare
legato a questa sedia in viaggio,
smuovere polvere e disturbare candele
i propositi di scrivere,
imbrattare il muro ch’è ormai schiena
dire dei cioccolatini-uno per giorno-
che metto da parte fino a quando realizzerò
________________________spoglio
che non ritornerai.
Ritrovare nella bocca le stesse figure
che non riesco ad aggirare
lisciarmi le piaghe con l’untume, 
accavallare le priorità
maledire le mie gambe
indecise sull’andare.

” I sensi seviziano il Poeta.”

"La realtà è un filtro instabile su cose volatili."

 

Se è vero, come talvolta le risposte siano superflue
allora non aprirò bocca al risveglio freddo,
al fiato corto del sole
e
… Questo scorgerti quotidiano tra tutti i versacci scansati
la polvere, protettiva, sul mini-Volpedo* che riemerge
prima di metterti sotto un cumulo
sufficientemente patetico
di pagine che non trovo.

 

 

La compostezza delle vesti,
la stanca cerulea delle acque,
la fede che malmena le grinze,
magie dismesse, sigillate,
come un idioma eonico 
piro sacrifico nella sala
della gravitazione, eterna,
che la sola per_sempre_vita eguaglia.
Fa del sudario ancora un panno per
l'aedo imbolsito dalle malincronache*,
al pianto dei ciliegi chiede: <<Meraviglie
nuove!>>  Per l'ultimo cammino-singulto 
del tripetaluto mancato 
irretisce le brezze, col fare
                        niveo
delle sue arti di guatta e mandragore,
nei matrimoni dei frutti 
stufati gentili di legno giusto e chiare
e quando il proscenio è buio d'occhi
si lascia a due debolezze di numero
per la Terra  -Madre!-  da cui si plasmò  -Madre...-

Madre, le federe fredde di sapone,
ch'è poi l'odore mortale del tuo amore,
dimenticano la sospesa veglia 
che ti concedi 
ora che il seno più non travalica
e in una torba di silenzio umano e scuri
dorme il capotavola.